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PORTA GEMINA
costruita nel II° secolo d.C.

E' un'elegante costruzione del II° secolo d.C. a due fornici di tipo gallo-romano, con semicolonne non scanalate e con capitelli compositi. 
In alto, sopra una ricca trabeazione, un'iscrizione sostitutiva del timpano, trovata nelle adiacenze e relativa alla costruzione di un acquedotto, fu applicata in epoca più recente. Ricorda il lascito di Lucio Menazio Prisco che servì, oltre alla realizzazione di quell'opera anche agli impianti che conducevano l'acqua del Ninfeo fino ad una cisterna nella parte alta della città. Questi stanziò inoltre per la sola manutenzione 400.000 sesterzi.
La ricca cornice decorata sopra la porta si può spiegare per il fatto che questa conduceva al teatro minore posto nel Campidoglio. Oltre le due arcate si trova un recinto a pianta trapezoidale, aperto verso la città da un solo fornice fiancheggiato da semicolonne. 
Porta Gemina fu chiusa dai Veneziani, nel XVI° secolo, con una gran massa di materiale da riporto e verso il 1820 si intravvedevano gli intradossi degli archi. 
Venne restaurata nel secolo scorso ma ora è mancante del fregio. Fino al 1500 il nome volgare era Porta Zemera. Da Porta Gemina, al tempo di Roma si usciva dalla città per prendere la strada militare che, attraverso il fiume Arsa, conduceva oltre Albona nella Liburnica e nell'Illirico. Nel medioevo, nei pressi della porta, esisteva una piccola chiesetta dedicata a S. Giovanni che, nel 1357, risulta già diroccata. La Porta Gemina venne chiamata anche Porta S. Caterina, per l'immagine della santa che vi era stata posta. Gli Slavi la chiamano Dvojna Vrata.