L'Arco
dei Sergi è un monumento di squisita eleganza; è uno dei più piccoli,
raggiunge appena 8 metri e mezzo, ma è anche uno dei più raffinati
archi romani di epoca augustea con forti influssi ellenistici. Fu
studiato, ammirato e disegnato da fra' Giocondo, dal Sangallo e da
Michelangelo Buonarotti, tutti grandi artisti rinascimentali. Il disegno
fatto da fra' Giocondo, architetto ed eminente teologo e filosofo,
e quello del Sangallo, detto il Gobbo, si trovano nella Galleria degli
Uffizi di Firenze. Quello michelangiolesco è nel museo Wicar di Lilla,
in Francia.
L'arco ha il fornice alto 8 metri e largo 4,5 metri, ed è fiancheggiato
da colonne corinzie binate e scanalate.
Si tratta di un arco onorario per
la famiglia Sergia, fatto costruire con mezzi propri da Salvia Postuma,
una dama romana che lo dedicò al marito Sergio ed al cognato. La
stessa dedica specifica " .... da sua pecunia". Le Vittorie
con corone, le bighe e gli Eroti con le ghirlande, con gli emblemi
militari nel fregio dei fianchi, i simboli dell'apoteosi rappresentati
dall'aquila che vince il serpente e gli intrecci di rami, grappoli
e foglie di vite popolati da uccelletti nella fascia interna dei
pilastri, mostrano in tutta la loro bellezza armonia e la finezza
dell'insieme delle decorazioni. Molto belli sono anche i rosoni
che ornano il sottoarco. Causa l'addossamento alla porta, la parte
esterna dell'arco non è rifinita adeguatamente. Nel XVIII° secolo
il Salmon, in un suo volume, propose di portare a Venezia l'arco
dei Sergi per preservarlo dalla rovina.
L'antica porta Aurea che mascherava l'arco venne demolita nel 1829;
distrutta la porta lo stesso arco dei Sergi venne chiamato volgarmente
Porta Aurea. Nei primi decenni di questo secolo, per rimetterlo
in piena luce e ridargli le sue belle proporzioni, fu abbassato
tutt'intorno il livello stradale.
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