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ANFITEATRO
ROMANO costruito tra il 41 ed il
56 d.C.
Dimensioni: ellisse schiacciata 132m*105m*32m d'altezza
Capienza: 25.000 persone! |
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Pola
ha il privilegio di conservare l'unico Anfiteatro romano a tre ordini,
in tutto il mondo antico, che abbia conservato integro il suo mantello
esterno; infatti né il Colosseo né l'Arena di Verona sono ancora in
possesso del loro perimetro esterno. E' l'unico che abbia quattro
torri scalarie, sporgenti da essa al centro di ogni quadrante. L'Anfiteatro
di Pola è il monumento più imponente della romanità in Istria. Fin
dal medio evo fu chiamato Arena per la sabbia che ricopriva la platea;
i Polesi lo ricordano, con affetto ed orgoglio, con il nome Rena.
Sorge in un punto dominante che sovrasta il porto commerciale, dietro
giardini di lauri, lecci e pini e dà il benvenuto al visitatore che
entra a Pola arrivando sia da Trieste che da Fiume. L'attuale anfiteatro,
mirabile per imponenza e leggerezza di forme, è la risultante dell'ingrandimento
di uno precedente, più piccolo, eretto nell'età augustea tra il 2
ed il 14 d.C. quando la colonia romana di Pola iniziò a fiorire. Per
ragioni di sicurezza e di spazio venne costruito fuori dalla cerchia
delle mura. Le arcate formate con i conci di pietra bugnata che si
vedono ora, possono essere attribuite all'impero di Claudio, fra il
41 ed il 56 d.C. mentre, secondo i rilievi dell'arch. Mirabella Roberti
che pubblicò le sue osservazioni, sembra che la splendida opera sia
stata compiuta durante l'impero di Tito, dal 79 all'81 dC. Una moneta
di Vespasiano, trovata fra le malte, sembra confermare la validità
dell'ipotesi del Mirabella. L'opera d'ingrandimento del primo anfiteatro
fu probabilmente dettata sia dall'aumento della popolazione sia per
affermare la presenza dello stato in una delle più importanti città
dell'impero romano.
La forma della pianta della costruzione è un ovale policentrico e
non una vera elisse; i suoi assi misurano rispettivamente 132,45 e
105,10 metri mentre il corpo si innalza per ben 32,45 metri. E' al
sesto posto, per dimensioni, tra gli anfiteatri italiani. L'Arena
poteva contenere circa 25.000 spettatori nella cavea, i cui gradini,
circa quaranta, divisi in due meniani, si spingevano fino all'altezza
della cornice, tra il II° ed il III° ordine; sopra si elevavano le
gradinate in legno in una loggia.
Il campo dei giochi e dei combattimenti, propriamente detto arena,
è coperto di sabbia e misura 67,95 per 41,65 metri; la cinta è formata
da blocchi di calcare a rudiste proveniente dalla cava romana di Vincuràl
ed anche dalla Val Saline.
Gli spettacoli tradizionali dei gladiatori e gli altri preferiti in
epoca romana furono sostituiti nel medioevo con tornei e sfide fra
vari contendenti, ugualmente pericolosi e feroci.
Qui, nel 284, subì il martirio S. Germano, che fu poi fatto uccidere
sulla strada di Nesazio. L'anfiteatro mantenne la sua funzione fino
al V° secolo circa, allorché l'imperatore Onorio vietò i giochi sanguinari
ed i combattimenti fra gladiatori; solo nel 681 fu vietata la lotta
con le fiere per la condanna a morte di falsari, parricidi, assassini
e altri rivoltosi, non cittadini romani. In quell'anno, la pena di
morte fu mutata in lavori a vita nelle miniere. Nel V° secolo iniziò
lo smantellamento delle opere in ferro, dei cancelli di bronzo e delle
pietre dei gradini. Appena nel XIII° secolo il patriarca d'Aquileia
emanò severe disposizioni e pene fino a 100 bisanti d'oro per ogni
pietra asportata dall'Arena o dal teatro di monte Zaro. E' probabile
che l'anfiteatro si sia conservato integro fino al XV° secolo.
Sotto il dominio veneziano gran parte dei pietroni delle gradinate
furono spediti a Venezia per le fondamenta dei suoi palazzi. La cinta
esterna si salvò per le obiettive difficoltà relative alla sua demolizione
dopo la scomparsa della cavea interna che sembrava fosse stata di
legno ma che, più tardi, fu constatato esser stata un'opera muraria.
Alla fine del medioevo l'interno dell'anfiteatro fu usato per le due
"fiere franche" che si tenevano annualmente a Pola, per pascolo di
animali e per i tornei cavallereschi dei cavalieri di Malta. L'Arena
fu visitata nei primi anni del 1500 dal bolognese Sebastiano Serlio
che effettuò rilievi, poi pubblicati nel suo "Trattato di Architettura
". Nel 1583 il senatore veneziano Gabriele Emo riuscì a far accantonare
la proposta di demolire l'anfiteatro pezzo per pezzo per ricostruirlo
a Venezia nel luogo dove ora si trovano i Giardini pubblici. A perenne
memoria di questo senatore, nel 1584 fu posta una lapide sulla seconda
torre dell'Arena, verso la parte del mare. Nella prima metà del 1600
ci fu qualcuno che pensò di demolire l'Arena in quanto poteva esser
mutata in fortezza in caso di eventuali invasioni; vi fu pure qualcuno
che suggerì di servirsi delle sue pietre per la costruzione del forte
sullo scoglio di S. Andrea. Fortunatamente Antonio Deville, che iniziò
la costruzione del castello veneziano sull'acropoli di Pola, sventò
questo pericolo. Gli ultimi prelievi di materiale dell'Arena avvennero
nel 1709 per le fondazioni del campanile del Duomo.
Gli scavi per metterla in piena luce furono iniziati nel 1750 dal
capodistriano Gian Rinaldo Carli, ripresi poi nel 1810 dal maresciallo
francese Marmont, governatore dell'Illiria. L'Arena fu poi risanata
e restaurata nella parte esterna dall'architetto ticinese Pietro Nobile,
nel 1816, su incarico dell'imperatore Francesco I. Dal 1932 l'anfiteatro
venne adattato a sede di spettacoli lirici, per cerimonie militari
ed adunanze popolari ed a tale scopo venne ricostruita, nel 1935,
metà di una gradinata interna. Secondo l'uso greco, l'anfiteatro appoggia
in parte sulla costa del monte per cui, verso il mare, conta tre ordini
e verso il monte tali ordini si riducono a due. Si vedono il grosso
basamento formato da grandi plinti, due ordini d'arcate divise da
lesene tuscaniche ed un attico a finestre rettangolari. In tutto le
arcate libere sono 104 di cui 72 nel secondo ordine, mentre le finestre
dell'attico sono 61. Sopra la gronda erano infisse lunghe travi che
reggevano il velario formato da spicchi di tela. Le quattro torri
contenevano una doppia serie di scale di legno con transenne in pietra;
sopra ogni torre vi erano due cisterne la cui acqua alimentava una
fontana, faceva funzionare gli organi idraulici ed era usata per far
zampillare spruzzi di acqua profumata. Le scale sono state ricostruite
nella torre di nord-ovest. Sotto l'arena che aveva quindici ingressi
era stata realizzata una grande fossa dalla quale, a mezzo di elevatori,
si portavano all'esterno belve, persone e scene dei ludi. Sotto le
gradinate si trovavano tutta una serie di magazzini, negozi e sale
di ritrovo. |
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