| Questo abitato dell'Istria centrale è situato sulle pendici di quel gruppo di colline, una vera e propria giogaia, che separano questo territorio dalla zona litoranea. E' un abitato sparso in un'area piuttosto estesa e le molteplici frazioni formano un tutt'uno in quanto sono sorte lungo il ciglio delle tante doline che fanno, di questo terreno carsico, un luogo tormentato.
Le frazioni portano gli antichi nomi delle famiglie che si insediarono in questi luoghi, in varie epoche, fin dal XII secolo; Gargani, Dolinzi, Stancici, Glussici, Videti, Pischin, Tomasin, Dolciani e Ghercetti nella parte settentrionale e Cucevari, Crainz, Jopi, Udovici, Banovci e Dragovanzi a meridione.
Tutte queste frazioni formano l'insieme di quello che è chiamato San Pietro in Selve. Perché, in realtà, San Pietro è il nome del famoso monastero che sorge isolate nel mezzo, in cima ad una leggera elevazione, sull'incrocio delle antiche strade, delle quali una da Antignana porta a Gimino e l'altra che da Pisino corre verso Canfanaro. Il monastero di S. Pietro fu centro religioso e culturale per un millennio, luogo d'incontro di personaggi famosi e potenti di un tempo; ora è una tranquilla zona agricola che sfrutta l'ottima terra delle sue tante doline e dei resti di quelle vaste foreste di roveri che un tempo ricoprivano ombrose e selvagge tutta l'area, da cui prese il nome.
Il territorio di San Pietro in Selve è attraversato anche dalla ferrovia Pisino-Pola e ciò ha favorito l'insediamento di qualche industria posta ad ovest, verso la Draga. Questo è stato un territorio abitato fin dall'antichità ed anche al tempo di Roma.
L'ampia piazza di San Pietro in Selve è ombreggiata da immensi lodogni (Celtis Australis) secolari sotto i quali, attorno ad un banco di pietra, sedevano i dodici giudici eletti il giorno di S. Stefano, per amministrare la giustizia. La piazza è racchiusa su due lati dal monastero ed un terzo lato è occupato dalla grande casa colonica che ospitava i contadini, le stalle ed i magazzini; il quarto lato, a nord, sporge su una dolina. Nei suoi tempi migliori, la comunità monastica di San Pietro in Selve annoverava ben 130 famiglie coloniche. La chiesa è posta fra le due ali del convento; l'ala sinistra è ora stata ristrutturata, con un rosa acceso sulla facciata, ed è abitata, mentre l'altra, ortogonale alla prima, è in fase di ristrutturazione.
a chiesa si presenta ristrutturata con la facciata gialla dipinta di fresco e con le lesene, i cornicioni e le parti in pietra calcarea ripulite. La facciata, alta, e armoniosa grazie agli ordini divisori nei quali sono state ricavate cinque nicchie che ospitano le statue della Madonna, degli apostoli Pietro e Paolo e degli eremiti Antonio e Paolo. Alla sommità di questa, si vede lo stemma dell'Ordine dei Paolini.
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