PAESI DELL'ISTRIA  















POMER - POMER

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visitare la peschiera.

In questa interessante località si può arrivare da Pola percorrendo sia la strada per Promontore sia quella che porta a Medolino. L'abitato è posto nella parte più interna del golfo di Medolino ed è situato all'inizio di una penisoletta che racchiude ad ovest una grande peschiera, nota per i suoi allevamenti di ostriche e che ha una notevole incidenza economica per il paese che ne trae i benefici. Ad est della penisoletta, la val Pomer e la val Fontane racchiudono un'altra penisola, più bassa della precedente: si chiama Muccie o Muca, che nel dialetto di un tempo significava luogo paludoso.

Il piccolo territorio di Pomer, comune censuario di Pola, ebbe il suo massimo splendore in epoca romana, quando si chiamava Pomoerium. I molti rinvenimenti di quel tempo confermano l'esistenza di ville rustiche con annessi opifici per la lavorazione dell'olio, del vino e di prodotti della terra. A sud-est di Pomer, sulla sponda orientale della penisoletta, sotto la collina detta m. Munat, fu rilevata l'esistenza di una costruzione con le terme; rimangono i resti di murature e tessere vitree colorate di un fine mosaico.
Ad ovest di Pomer, nella Vallalta, ora Guvnine, lungo l'antica strada che porta a S. Andrea, si trovano i ruderi di una villa rustica romana, con annesso oleificio, del quale fu rinvenuto un torchio per le olive. Nel 1905, lungo la cinta della villa, furono scoperte alcune tombe, del IV o V secolo, i cui corredi dimostrarono le condizioni sociali degli abitanti di quel luogo in quell'epoca. Un'altra villa romana, lussuosa, con caratteristiche diverse, e che continuò ad esistere ancora in epoca bizantina, venne alla luce in località Vescovia o Biscupia, nell'ansa più profonda della val Fontane, una ridente insenatura dove nel mare sgorga una sorgente d'acqua dolce.

Nel medioevo, prima del 1115, nell'area della basilica bizantina del VI secolo, costruita sopra la villa romana di Vescovia, venne eretto un convento ed una nuova chiesa. Fu un'abbazia dei Benedettini dedicata a S. Giovanni ed il suo ricordo si è perpetuato per il documento del 1115 in cui è citato il monaco Giovanni di Sancti Johannis de Medilino.
Nella II metà del XVI secolo, il terreno incolto e disabitato di Azzàn venne incamerato dal governo veneto; fu perticato nel 1584 e nel 1585. Nel 1588 fu consegnato ai nuovi abitanti di Pomer, profughi dai Balcani, con il nome di Contrada d'Azzan.

Nel 1595 il provveditore Giacomo Renier destinò il territorio comunale di Azzano a 20 famiglie di Promontore affinché potessero pascolare il loro bestiame. Nel XIV e XV secolo Pomer, come molti altri abitati circostanti, fu decimata dalla peste e dalle malattie ma fu una delle poche località nelle quali la vita non cessò del tutto. Venezia, come sua consuetudine, cercò di ripopolare il villaggio con altre genti: nel 1561 si sistemarono nelle case abbandonate alcune famiglie di contadini bolognesi, le quali erano giunte in Istria chiamate dalle promesse di facilitazioni da parte dei Veneziani. Sabba de Franceschi ebbe assegnati anche terreni alle Merlere, mentre Leonardo Fioravanti e Vincenzo dell'Acqua si fermarono a Pomer; altre famiglie si sistemarono nella penisola di Promontore. Purtroppo i Polesi afflissero queste famigle con soprusi ed angherie e giunsero ad assassinare il dell'Acqua per cui, dopo pochi anni, queste famiglie ritornarono al loro paese d'origine. Nel 1583 l'abitato venne consegnato ai Morlacchi di Zara i quali si trovarono a contatto con i Bolognesi. Nel 1585, alla Muccia, una zona sequestrata dal governo veneto perché tenuta incolta, furono dati terreni a Biasio Rosso in permuta ad altri che egli aveva ottenuto a Promontore.

Oggi, con l'incremento del turismo, Pòmer si è notevolmente ingrandito con tante nuove costruzioni. Nella piazzetta spicca la cisterna comunale ed il monumento ai Caduti.
Le vecchie case conservano ancora i mascheroni sopra il portone d'entrata nella speranza di tener lontani gli spiriti maligni. I pozzi che ogni casa possiede erano riempiti con l'acqua raccolta dai tetti; ciò è un perpetuo ricordo della costante povertà d'acqua di questo territorio.