| Fu con Antignana, Lindaro e Gallignana una delle località più importanti della contea d'Istria che faceva capo a Pisino.
Questa magnifica località, a quota 400 m sul livello del mare, così poco conosciuta ai più, è un importante nodo stradale situato ai centro dell'Istria; ben nove strade si irradiano a raggiera per raggiungere in breve Pisino, Lindaro, Gallignana, Pedena, San Giovanni d'Arsa, Barbana, Sanvincenti, Canfanaro e San Pietro in Selve.
Da qualsiasi luogo si arrivi lo spettacolo di Gimino, stretto attorno al colle su cui spicca il campanile della parrocchiale, è bellissimo; questo colle si alza per una quarantina di metri dal piano verdeggiante della campagna che lo circonda. L'antico paese si sviluppa lungo la falda meridionale del colle, scendendo a balze e lasciando spazi che formano naturali belvedere; dal grande sagrato della chiesa, al culmine della collina, scende una strada selciata in calcare, lucido per l'usura di secoli di passaggio, fra il cui biancore si notano inserti di marmo rosato. E' l'unica via rimasta allo stato originario ed è anche una delle principali; si chiama ora via Gortan ma da sempre gli abitanti la ricordano come la Salita di San Bastiàn, forse in onore di un'antica chiesetta ormai scomparsa e dedicata a questo santo.
Un'altra strada attraversa l'abitato in senso est-ovest passando davanti alla chiesa; all'inizio, sull'incrocio di strade che portano a San Pietro in Selve, a Pisino ed a San Vincenti, ad ovest del paese, su uno spiazzo erboso con pini e cipressi si trova la chiesa di San Bartolomeo.
E' una costruzione del XVI secolo, sorta fuori le mura, tutta in pietra, con un'acquasantiera esterna ad uso dei viandanti ed un campaniletto a vela. E' ben tenuta all'interno con un grande altare maggiore, con la statua di San Bartolomeo fiancheggiata da altre due statue di santi; un altare laterale completa l'arredamento della chiesa con il suo vecchio pavimento in pietra.
Da San Bartolomeo inizia la salita che porta all'acropoli fiancheggiata da interessanti casette in calcare, ben conservate.
A tre quarti della salita, sulla sinistra, in mezzo alle piccole case, esiste ancora la chiesetta di Sant'Antonio abate del 1381, costruita ed affrescata da mastro Amerigus, su commissione di certi Marino, Sladonich e Teodoro, come ricorda un'iscrizione su una lastra calcarea dentellata e murata a destra dell'entrata. Un unico grande occhio, ora chiuso con un tavolato, illuminava l'interno, oltre ad una piccola finestrella gotica o transenna lapidea sul fianco sinistro; la costruzione senza campanile, di minime dimensioni, è tutta in pietra lavorata a corsi regolari, secondo l'uso tipicamente istriano, con il tetto ricoperto da lastre di pietra.
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