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La collezione d'Arte Sacra custodita
nella parrocchiale. Conta 730 capolavori, tra cui il trittico trecentesco
di Paolo Veneziano ispirato alla venerazione del beato Leone
Bembo.
Dignano ha avuto senza dubbio origini lontane, anche se non trova
riscontro negli antichi scrittori e geografi; non è infatti
nominata nell'itinerario dell'Anonimo ravennate del VII secolo,
né è segnalata dal geografo arabo Idrisi, nella metà
del XII secolo, allorché elencò le cittadine istriane
soggette ai patriarchi d'Aquileia.
La tradizione vuole che l'attuale Dignano sia il risultato dell'unione
di sette ville, facenti parte dell'agro di Pola.
In quel tempo la romana Attinianum era congiunto alla via Flavia,
la strada imperiale fatta costruire da Vespasiano, che da Pola andava
a Valle passando per Gallesano e Dignano.
La strada, che univa Dignano alla consolare, scendeva a sud passando
per la contrada di Lisignamoro e Pilisia, una località che
ancora oggi mantiene il suo nome romano; questa rotabile corre lungo
una delle calles e porta ancora il nome di "strada romana".
A Dignano la vita continuò anche dopo lo sfascio dell'Impero
Romano d'Occidente, sia sotto gli Ostrogoti che sotto i Bizantini.
Questi secoli furono per Dignano un'epoca d'oro e le testimonianze
dell'arte fiorita, nei castelli e nelle chiese dell'agro dignanese,
sono numerose.
Fu in epoca longobarda che Dignano subì la prima devastazione.
Nel 751 fu distrutta, con le altre località vicine, dall'invasione
dei Longobardi guidati da re Astolfo.
Poi, con l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno, nel 788, anche Dignano
cominciò a sentire i duri vincoli del feudalesimo.
Dignano entra nella storia nel 1194, quando è menzionato
per la prima volta in una sentenza di Bertoldo di Andechs, marchese
d'Istria e duca di Merania, alla cui stesura prese parte il vassallo
Popone di Adignano.
Nel XIII e XIV secolo Dignano viveva dei redditi del proprio territorio
e cioè producendo legna da ardere, bestiame, granaglie, un
ottimo olio e vino. Nel borgo veniva esercitata l'arte della lana
e si producevano panni grezzi, detti "rasse" che venivano
venduti anche fuori del territorio. Furono aperte anche cave di
saldame, una sabbia quarzifera molto apprezzata a Murano.
Nel 1330 circa, a seguito degli attriti fra le fazioni che parteggiavano
rispettivamente per il patriarca e per i Veneziani, che sfociarono
in zuffe sanguinose, sette località decisero di unirsi e
vivere insieme in un unico capoluogo, per opporre così maggior
resistenza agli assalti dei nemici.
Secondo la tradizione, per scegliere il capoluogo, i delegati di
ogni singolo villaggio lanciarono ognuno delle pietre verso un dato
sito, dove in breve si formò un grumo o mucchio di pietre.
Questo fatto è noto come il "grumaso de la sorte"
ed il vescovo di Cittanova Tommasini, nel XVII secolo, asserì
di esservi stato testimone. Pare che, dopo la scelta del capoluogo,
gli abitanti degli altri villaggi abbiano lasciato le loro case
e si siano trasferiti nel nuovo sito.
Sempre nel corso del 1300 Dignano viene conquistata dai Genovesi
poi dagli Ungheresi, prima di ritornare in mano ai Veneziani.
Nel 1492 vengono approvati i nuovi Statuti civici.
Nel 1500 Dignano aveva 1.500 abitanti. A questo periodo risalgono
i processi dell'Inquisizione per casi di protestantesimo.
Nel 1615 Dignano viene attaccata dagli Uscocchi (banditi al soldo
degli Austriaci per combattere i Veneziani). Le cernide a difesa
di Degnano uccidono 400 imperiali e sconfiggono gli Uscocchi recuperando
tutto il bottino.
Nel 1667 arrivano fino a Degnano alcuni "fusti" turchi
seminando lutti e distruzioni.
Nel 1797, caduta Venezia, Degnano viene occupata dagli Austriaci.
Rimane austriaca fino al 1918. Nel 1915 i Dignanesi vengono internati
in un campo di concentramento in Stiria, da dove ritornano nel 1918.
Fino al 1945 Dignano è parte del Regno d'Italia. |