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ALTURA - VALTURA

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Visita al sito archeologico di Nesazio.

Per arrivare ad Altura si può prendere la strada che prosegue oltre l'aereoporto di Pola oppure si può salire da Sissano lungo una vecchia strada che corre parallela alla costa. La costa meridionale ad oriente dell'Istria, da Porto Albona a Medolino, è quasi del tutto disabitata; è, inoltre, frastagliata e si presenta con pendii alquanto scoscesi e ricoperti da boscaglia. Navigando lungo questo mare, si vedono alcuni insediamenti che occhieggiano lungo la sommità del profilo costiero, ed uno di questi è Altura, un paese a case sparse, secondo l'uso morlacco, posto su un altipiano carsico. I suoi abitanti sono dediti all'allevamento del bestiame e all'agricoltura.

Il villaggio è noto per la vicinanza all'importante sito archeologico di Nesazio.
Nulla si sa del suo antico passato: si presume che vivesse in simbiosi con la città di Nesazio al cui agro appartenne, e qualche reperto d'epoca romana, ma anche tracce di vasche e resti di costruzioni, furono rinvenuti in questa località.

Nel 1028 Altura fece parte delle donazioni dell'imperatore Corrado II di Franconia alla chiesa di Pola. Le pestilenze e la malaria, che imperversavano nella vallata sottostante, detta Valle Badò o della Maddalena, nei secoli XV e XVI, resero del tutto disabitata questa zona, così che solo pochi contadini continuavano a coltivare i magri campi.
Per ripopolare la campagna abbandonata, nel 1648, il capitano di Raspo assegnò queste terre ad un gruppo di Morlacchi immigrati dalla Dalmazia ed accompagnati da Filippo Zupanovich; questi fondarono una nuova villa a S. Martino, sulle alture fra Castagna e Monticchio, e la chiamarono Altura. Sulla parte alta del colle esisteva già una chiesa diroccata e dedicata a S. Martino; intorno ad essa vennero ricostruite le case ormai crollate, usando gli stessi materiali, inserendo talvolta nelle case grandi focolari a fior di terra e, utilizzando, per le mura, antiche pietre scolpite trovate fra le macerie.
Tra gli immigrati nella Polesana, ma particolarmente in questa località, vi erano anche dei mussulmani i quali, accanto alle loro donne, ne accolsero qualcuna locale, di religione cristiana. L'inquisitore Girolamo Bragadin, venuto a conoscenza nel 1651 di questi fatti, fece promulgare un bando senatoriale nel quale fu imposto a tutti di abbracciare la religione cristiana, pena l'allontanamento dall'Istria. Il provveditore Corrèr premurò di fermare i Morlacchi che volevano ritornare al loro paese o passare nella vicina contea di Pisino, territorio austriaco. Si ricordano le famose feste nuziali in cui la sposa veniva condotta velata di luogo in luogo, accompagnata da parenti a cavallo, armati di fucile.

Porto Badò è una profonda insenatura, disabitata, che è bello raggiungere in barca; le costiere sono tutte imboschite.
Pare che il nome derivi da palus o padul che significherebbe palude.