Le Incoronate  

Isola d’Istria passa all’Austria

La campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte nel giro di poco più di un anno contribuì a cacciare gli Austriaci dalle regioni settentrionali della penisola e spazzò via le varie realtà statuali, espressioni dell’antico regime. Le armi d’oltralpe che avrebbero dovuto condurre una sorta di “guerra di liberazione”, con connotazioni rivoluzionarie – questa almeno era l’impressione dei “patrioti” italiani –, in realtà sbandierarono quegli ideali utilizzandoli come un efficace strumento propagandistico che avrebbe giovato sia alle armate francesi sia per imporre la politica personale del generale corso al Direttorio. Il passaggio di quegli eserciti mise a soqquadro l’Italia ed accese non poche speranze (come la volontà di unire i popoli dell’Italia settentrionale in un corpo unico), ma anche tante contraddizioni, perché emersero le rivalità campanilistiche tra le varie città del Bel Paese, che in quella nuova stagione videro il momento giusto per ambire ad ingrandimenti territoriali a danno dei vicini sovente guardati con indignazione. Nel 1797 venne meno anche la secolare Repubblica di Venezia, stato che ormai languiva in una profonda crisi, mentre la sua classe dirigente, appartenente alla nobiltà, non era stata in grado di introdurre le tanto auspicate riforme che avrebbero dovuto ridare uno slancio alla Dominante. La fine dello Stato marciano, avvenuta il 12 maggio di quell’anno con l’abdicazione del Maggior Consiglio, per “<…> salvar questa città, le nostre persone, le nostre famegie, i nostri altari, la nostra popolazion che xe minacciadi de morte e saccheggi”, come pronunciò il doge Ludovico Manin. Il venir meno del governo oligarchico determinò pure la disgregazione dei domini di San Marco. Se nella città lagunare veneziana vi era la certezza, o meglio l’illusione, che i “liberatori” francesi si fossero adoperati per la causa veneziana, la Terraferma , invece, gradiva ben poco rimanere sotto l’egida dell’antica capitale, in primo luogo per timore di trovarsi ancora una volta subordinata e priva di alcun peso politico, proprio come era successo per secoli. A Venezia però si era formata una Municipalità democratica provvisoria, la quale desiderava in primo luogo mantenere saldi i possedimenti del leone alato ed evitare quindi possibili mutamenti dei confini. Pertanto i nuovi reggitori si adoperarono per tenere saldi i popoli e le regioni comprese tra le vallate lombarde e le isole Ionie, passando, naturalmente, per le terre dell’Adriatico orientale, ritenute di straordinaria importanza non solo per Venezia stessa bensì per l’Italia intera. L’unione, cioè la “fraternizzazione”, per usare un termine dell’epoca, quella “che sola può renderci grandi e felici”, così scrisse il Comitato di salute pubblica della Municipalità veneziana, non si concretizzò mai. Quando Napoleone e gli Asburgo sottoscrissero i preliminari di Leoben (18 aprile 1797), si accordarono che le province adriatiche appartenenti alla Serenissima sarebbero passate a Vienna. E così fu. A partire dal 10 giugno le truppe imperiali iniziarono la calata in direzione dell’Istria e del Quarnero, dopodiché puntarono sulla Dalmazia. Prima dell’occupazione militare nelle cittadine dell’Istria settentrionale (soprattutto a Isola, a Capodistria e a Muggia) si verificarono delle insurrezioni popolari contro gli ottimati, considerati rei di aver venduto i centri urbani nientemeno che agli Austriaci. Particolarmente violenta fu la reazione a Isola. Il 5 giugno 1797 delle voci mormorarono che la cittadina sarebbe stata venduta alla Casa d’Austria da parte dei notabili del luogo, con il concorso e l’assenso del podestà, aggiungendo che all’interno delle mura urbane vi sarebbe già la bandiera imperiale. I richiami intorno ad una circostanza inverosimile bastarono a far precipitare la situazione. I popolani furibondi manifestarono una carica di collera che, evidentemente, non era dovuta solo a quel fatto specifico, ma rifletteva un malcontento e una rabbia che, specie negli strati più bassi di quella comunità, aveva avuto già modo di esplodere e di manifestarsi con tutta la sua intensità nel corso della seconda metà del XVIII secolo. Il tumulto scoppiato nella piccola località terminò tragicamente con l’efferata uccisione dell’ultimo podestà veneziano, Niccolò Pizzamano. La folla furente entrò nella sua abitazione sfondando il portone d’entrata, insultò la moglie e la figlia che da pochi giorni aveva messo al mondo la sua creatura, quindi passò a saccheggiare gli averi nonché a gettare fuori dalle finestre quanto trovava: dalla mobilia alla biancheria, dai materassi alle imposte. Lo sventurato ex rappresentante dello Stato veneziano, consapevole della gravità della situazione, decise di fuggire dalla casa scappando attraverso i tetti. Gli Isolani inferociti lo rincorsero e contro il malcapitato fu sparata addirittura un’archibugiata, che però non lo colpì. La speranza di eludere gli inseguitori svanì in un istante, perché questi riuscirono a scaraventarlo e a malmenarlo. Tutto questo doveva sembrare insufficiente alla calca agitata. Nonostante Pizzamano implorasse la grazia, davanti la casa del notabile Giuseppe Moratti fu pestato con violenza da uno dei turbolenti, un certo Zuanne d’Udine (detto Salmestrin); poi partì l’ordine di freddarlo e Bastian Perentin (soprannominato Bastianella) premette il grilletto. E si continuò; il podestà trovandosi accasciato al suolo ma non ancora privo di vita fu finito con una pugnalata nel fianco per opera di Zorzi Mandich. Nel borgo di pescatori e contadini, ma anche di contrabbandieri e di personaggi dediti ai più loschi commerci, la lunga stagione della Serenissima si concluse con un efferato episodio e con una violenza di eccezionale intensità. Per rammentare siffatta pagina di storia, per indagare sull’ultima fase della Dominante a Isola ma anche nel resto della regione, sul cruento episodio e sul processo contro i responsabili della sommossa, la Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola ha ideato un progetto di studio incentrato appunto su quegli avvenimenti ed ha formato un gruppo di lavoro che ha iniziato a svolgere le ricerche negli archivi e nelle biblioteche di qua e di là dall’Adriatico con l’intento di fornire delle risposte su quel fatto di sangue. Contemporaneamente l’analisi si sofferma sull’ultima fase della Dominante individuando i problemi, la fase di declino e gli antagonismi, sempre più presenti, tra il patriziato ormai in crisi ed i popolani che stavano conoscendo un’ascesa economica e sociale e che per tali ragioni ambivano anche ad avere una rappresentanza politica.
Dopo un anno di intenso lavoro è uscito dalle stampe un volume di oltre cinquecentocinquanta pagine intitolato “Gli ultimi giorni della Serenissima in Istria. L’insurrezione popolare di Isola del 1797” (edizioni “Il Mandracchio”, Isola). Il lavoro collettaneo si apre con la prefazione di Astrid Brenko, presidente del sodalizio isolano, e con l’introduzione di Silvano Sau, seguono quindi le cinque parti dell’opera: “Napoleone e la campagna d’Italia” di Corinne Brenko e Alessandra Rigotti (pp. 13-56), “ La Municipalità provvisoria di Venezia e l’Adriatico orientale” di Kristjan Knez (pp. 57-272), “L’insurrezione popolare d’Isola del 1797 e l’uccisione del podestà Pizzamano” (pp. 273-454), “La famiglia Pizzamano” di Paola Pizzamano (pp. 455-492) e i “Documenti e testimonianze” a cura di Silvano Sau (pp. 493-555).
Oltre alla presentazione del libro “Gli ultimi giorni della Serenissima in Istria”, il Gruppo Strumentale “Lumen Harmonicum”, proporrà “Echi e Tuoni della Serenissima tra Venezia, Vienna e l’Istria – Le suggestioni musicali di Giuseppe Cervellini (1744-1824), maestro di cappella e musicista nel Litorale tra ’700 e ’800”. Si esibiranno Sinead Nava e Marco Favento (violini), Massimo Favento (violoncello). L’interessante serata, che avrà inizio alle ore 19, è organizzata dalla Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola, in collaborazione con la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola, l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana di Fiume, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Regione Veneto, del Comune di Isola e del Ministero della Cultura di Lubiana.

Kristjan Knez

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