ARCHEO IN ISTRIA  






SOTTO IL MARE
Il BRONZO di Croazia


Era uno straordinario giorno d'estate, quel 12 luglio 1997, di quelli che un subacqueo non si lascia sfuggire. Mare piatto, solo un alito di tramontana giusto per togliere l'afa e una trasparenza nell'acqua per decine di metri, come non capita spesso nel labirinto di canali fra le centinaia di isole, isolotti e scogli che da Fiume a Dubrovnik punteggiano il mare della Croazia. E da subacqueo che non perde occasione si comportò quella mattina René Wouters, belga di Bruxelles in vacanza a Lussino (Losinj), la più esterna delle grandi isole settentrionali che guardano la punta della penisola d'Istria. Vista la giornata, René decise di immergersi in un braccio di mare solitamente esposto ai colpi di bora, fra i due isolotti di Vele Orjule e Kosjak, poco fuori del porticciolo di Lussingrande (Veli Losinj), e di andare profondo, magari scivolando verso i sessanta, la quota massima in quel tratto di fondale. La discesa fu bruscamente interrotta a -45 metri dalla visione di un corpo disteso sulla sabbia, la testa appoggiata su un cuscino di roccia. Alla luce della torcia elettrica, così coperto di incrostazioni e di alghe, sembrava un morto saponificato e smangiucchiato dai pesci, che non è certo una bella impressione. René stava invece regalando alla Croazia senza nulla pretendere, se non di partecipare alle operazioni di recupero, il suo primo grande capolavoro di arte antica: la copia di età ellenistica o romana di un famoso bronzo greco, l'Apoxyòmenos (atleta che si deterge dopo la gara), identica a quella esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna. 
Solo con il restauro, che ancora deve iniziare e che si presenta lungo e difficile per le condizioni dell'opera, ne sapremo di più. Potrebbe trattarsi di un originale greco ...
La scoperta è rimasta a lungo tenuta nascosta. Si dovevano trovare i soli per la complessa operazione di recupero e, prima ancora, per una campagna di ricerche, ed eventualmente di scavo, volta all'individuazione del relitto della nave che doveva trasportare la statua. 

Oggi il bronzo è una maschera di incrostazioni che imporranno anni di lavoro, sperando che gli organismi marini non abbiano agito troppo in profondità... Si spera che le ultime ricerche sul fondale del ritrovamento portino alla scoperta del relitto della nave che trasportava il bronzo, in modo da disporre di elementi (oltre a quelli di tipo metallurgico e stilistico che verranno dall'intervento di restauro sulla statua) utili per la datazione ed, eventualmente, per individuare provenienza e destinazione dell'opera. 
Ora è possibile avanzare solo qualche ipotesi. 

Una nave romana, fra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C., risaliva la costa orientale dell'Adriatico provenendo dalla Grecia, dove la statua era stata fusa e venduta o, più probabilmente, razziata (come sembrerebbe testimoniare uno spezzone di basamento in bronzo rimasto attaccato alla pianta del piede destro).
Al timone dell'imbarcazione doveva esserci un pilota molto esperto se arrivando in vista di Lussino, aveva ormai attraversato l'immenso arcipelago della costa dalmata, dove bisogna conoscere bene il proprio mestiere per orientarsi e, soprattutto, non cadere nella trappola di quei veri e propri corridoi del vento che si formano nei passaggi fra le isole. Uno di questi corridoi, il più temuto ancora oggi, in perfetto allineamento con la bora battente da nordest, è quello della cosiddetta «bocca» di Senj; qui (sulla costa settanta chilometri a sud di Fiume) si affaccia una valle che taglia l'alta catena del Velebit e che lascia correre il vento fra le isole di Veglia (Krk) e Arbe (Rab), fino a investire le rive sudorientali delle isole di Cherso (Cres) e Lussino (Losinj). Il pilota della nave romana aveva condotto bene fino all'isolotto di Koziak, sulla punta di Lussino, poi tentò il breve canale per mettersi al riparo dalle raffiche di bora dietro al più grande isolotto di Vele Orjule. Non ce la fece. Oppure si mise in salvo, perdendo tuttavia la statua, o addirittura disfacendosene deliberatamente perché il pesante bronzo sbilanciava l'imbarcazione. 

Storie normali per i vecchi pescatori e mercanti di mare della Dalmazia... 
Dove andava la nave con il suo carico d'arte? 
Era ormai vicina alla mèta se si dirigeva verso l'importante capoluogo romano di Absoms (attuale Ossero/Osor), affacciato sullo stretto passo di mare che divide Lussino da Cherso; o forse doveva approdare a una città della terraferma, come Tarsatica (Fiume/Rijeka) all'interno del golfo del Quarnaro o Pietas Julia (Pola/Pula) sulla punta dell'Istria; oppure appena più a nord, alle bellissime Pullariae (le isole Brioni/Brijuni) ricche di ville imperiali; o forse l'Apoxyòmenos era atteso nella ben più lontana e se i tempi erano maturi - potente Aquileia. Chissà se arrivò mai la notizia del naufragio.